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Visualizzazione dei post da novembre, 2025

Fichte

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La ricerca della libertà e la tensione etica  Johann Gottlieb Fichte (1762-1814), padre dell’idealismo tedesco, pone al centro del suo pensiero la ricerca della libertà e l’impegno etico, seguendo l’idea di Lessing secondo cui il valore sta nello sforzo per raggiungere la verità, non nel suo possesso. Per Fichte, la vera libertà non consiste nell’essere liberi, ma nel diventarlo. La sua vita riflette questo principio. Nato in una famiglia di contadini poverissimi, Fichte supera difficoltà economiche e sociali, studiando grazie a borse di studio e svolgendo lavori come precettore. Rimane profondamente influenzato dalle opere di Kant e diventa professore a Jena. Dopo accuse di ateismo, si trasferisce a Berlino, dove entra in contatto con esponenti del Romanticismo tedesco e pronuncia i Discorsi alla nazione tedesca (1807-1808), invitando i tedeschi alla libertà e a un rinnovamento culturale. La sua fama cresce, e nel 1810 viene chiamato all’Università di Berlino come doce...

La fenomenologia dello spirito (Hegel)

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Prima tappa della fenomenologia (la coscienza) La certezza sensibile La certezza sensibile, per Hegel, sembra inizialmente la forma di conoscenza più ricca e vera perché legata all’esperienza immediata dei sensi. Tuttavia, questa immediatezza è solo apparente: anche la sensazione più semplice implica già un intervento del soggetto, che collega e unifica le percezioni attraverso le proprie categorie. Analizzando ciò che è “immediato” – il “questo”, che si presenta come “qui” e “ora” – Hegel mostra che essi non sono realmente particolari, ma universali. L’“ora” può essere giorno o notte, il “qui” può indicare un luogo o un altro a seconda della posizione del soggetto. Dunque il loro significato non è dato dai sensi, ma dalla capacità del pensiero di passare dal particolare all’universale. Contro la teoria sensistica, Hegel sostiene quindi che anche il livello più elementare della percezione richiede la mediazione della coscienza: le cose esistono come tali solo in rapporto al...

I capisaldi del sistema hegeliano

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La razionalità del reale  Hegel fonda il suo sistema filosofico su tre idee centrali: 1. la razionalità del reale; 2. l’identità della verità con l’intero; 3. la natura dialettica della realtà e del pensiero. Il principio fondamentale dell’hegelismo è che ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale. La realtà è quindi il risultato del dispiegarsi progressivo di un principio razionale, lo Spirito o Idea Assoluta, che è un processo e non una sostanza statica, e che si realizza pienamente solo alla fine del proprio sviluppo. Da ciò deriva che la realtà stessa è intrinsecamente razionale e segue una legge interna di sviluppo. Per questo Hegel si distacca dagli illuministi: mentre questi ritenevano che la filosofia dovesse rendere razionale una realtà disordinata, per Hegel la filosofia ha un ruolo descrittivo, non prescrittivo. Essa deve solo comprendere e rendere esplicita la razionalità già presente nel reale. Hegel afferma che la filosofia è come la notte ...

Hegel

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La formazione  Hegel è uno dei più grandi filosofi europei e rappresenta il punto culminante dell’Idealismo tedesco. Il suo pensiero mira a superare le contraddizioni della filosofia moderna (tra soggetto e oggetto, ragione e sentimento, individuo e società, ecc.) e a cogliere l’unità e la totalità della realtà attraverso la ragione. Durante gli studi nel seminario protestante di Tubinga, Hegel strinse amicizia con Hölderlin e Schelling, con i quali condivise l’entusiasmo per Kant e per la Rivoluzione francese. In segno di ammirazione, nel 1791 piantarono insieme un “albero della libertà”, gesto che valse loro una severa ammonizione. Hegel rimase sempre fedele a quelle passioni giovanili, celebrando ogni anno la presa della Bastiglia come simbolo di libertà e di unità nazionale, ideali che auspicava anche per la Germania. L’ambiente severo e disciplinato del seminario, basato sui principi luterani, suscitò in Hegel atteggiamenti di ribellione e insofferenza, che gli cos...

Il sistema capitalistico e il suo superamento ( Marx)

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La critica all'economia politica Marx, con un approccio materialistico, ritiene che per comprendere la società moderna sia necessario analizzarne i meccanismi economici, cioè il modo di produzione capitalistico nato con la rivoluzione industriale. Nel suo capolavoro, Il Capitale, egli vuole scoprire la legge economica del movimento della società moderna per prevederne e favorirne la trasformazione. Meriti e limiti degli economisti classici Marx riconosce agli economisti classici, come Adam Smith e David Ricardo, il merito di aver elaborato concetti fondamentali (valore, accumulazione, profitto). Tuttavia, li critica perché: considerano il capitalismo come un sistema naturale e immutabile, non come una fase storica determinata; ignorano le contraddizioni interne del capitalismo, che secondo Marx ne provocheranno la crisi e la dissoluzione; fanno un’economia ideologica, al servizio della borghesia, e non una scienza oggettiva. Marx si propone quindi di fondare una economi...

L'alienazione e il materialismo religioso ( Marx)

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L'analisi della religione Marx riconosce il valore dell’analisi di Feuerbach, che aveva mostrato come la religione e l’idea di Dio nascano dall’uomo stesso e come la fede abbia un carattere conservatore, legato ai bisogni umani. Tuttavia, Marx ritiene che Feuerbach non spieghi fino in fondo perché gli uomini sentano il bisogno di creare Dio e proiettare in lui le proprie qualità. Secondo Marx, la religione nasce dal malessere reale degli uomini, che vivono in condizioni di sofferenza e oppressione sociale. La fede rappresenta un modo per consolarsi, una realtà rovesciata in cui si immaginano realizzate le proprie aspirazioni di felicità. Per questo Marx definisce la religione «la coscienza capovolta del mondo» e «l’oppio del popolo», cioè un mezzo per sopportare meglio la miseria materiale. Diversamente da Feuerbach, Marx afferma che non è la religione a causare lo sfruttamento, ma lo sfruttamento sociale a generare la religione come rifugio. Di conseguenza, per elimina...

Marx

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Gli studi giuridici e filosofici  Karl Marx nasce nel 1818 a Treviri in Prussia, da una famiglia ebraica convertita al protestantesimo. Nel 1835 si iscrive a Giurisprudenza a Bonn, dove conduce una vita disordinata e accumula debiti. Per volontà del padre si trasferisce poi a Berlino, dove l’ambiente universitario è più rigoroso. Qui si fidanza con Jenny von Westphalen e nel 1837 decide di abbandonare gli studi giuridici per dedicarsi alla filosofia. A Berlino entra in contatto con i giovani hegeliani di sinistra e collabora con Ruge e Feuerbach agli Annali di Halle. Nel 1841 consegue la laurea in filosofia con una tesi su Democrito ed Epicuro, che rivela il suo orientamento materialistico e naturalistico. Impossibilitato a intraprendere la carriera accademica per motivi politici, nel 1842 diventa redattore della “Gazzetta renana”, giornale liberale di Colonia, dove inizia a occuparsi di problemi economici e politici concreti. Dopo la chiusura del giornale per ordine de...

Feuerbach

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Una personalità anticonformista Ludwig Feuerbach (1804–1872), nato in una famiglia colta bavarese, studiò teologia e filosofia, seguendo le lezioni di Hegel a Berlino. Dopo il dottorato iniziò a insegnare, conducendo una vita tranquilla e dedita allo studio, finché nel 1830 pubblicò anonimamente Pensieri sulla morte e l’immortalità, che gli attirò accuse di ateismo e lo costrinse a lasciare l’università. Nonostante ciò, continuò i suoi studi e nel 1841 pubblicò L’essenza del cristianesimo, opera che ebbe grande risonanza e lo rese famoso per le sue idee religiose anticonformiste, molto apprezzate dai giovani e dagli ambienti progressisti. Pur invitato a impegnarsi nella vita politica durante i moti del 1848, Feuerbach rimase appartato. Negli ultimi anni visse in povertà e colpito da paralisi, morendo vicino a Norimberga nel 1872. L'attenzione per l'uomo come essere sensibile e naturale Feuerbach, inizialmente influenzato da Hegel, se ne distacca perché ritiene che l...