Il sistema capitalistico e il suo superamento ( Marx)
La critica all'economia politica
Nel suo capolavoro, Il Capitale, egli vuole scoprire la legge economica del movimento della società moderna per prevederne e favorirne la trasformazione.
Meriti e limiti degli economisti classici
Marx riconosce agli economisti classici, come Adam Smith e David Ricardo, il merito di aver elaborato concetti fondamentali (valore, accumulazione, profitto). Tuttavia, li critica perché:
considerano il capitalismo come un sistema naturale e immutabile, non come una fase storica determinata;
ignorano le contraddizioni interne del capitalismo, che secondo Marx ne provocheranno la crisi e la dissoluzione;
fanno un’economia ideologica, al servizio della borghesia, e non una scienza oggettiva.
Marx si propone quindi di fondare una economia politica scientifica, capace di svelare le leggi e le contraddizioni che muovono il sistema capitalistico e ne preparano il superamento.
L'analisi della merce
Nel Capitale, Marx inizia la sua analisi dalla merce, che possiede due aspetti:
Valore d’uso: l’utilità concreta di un bene (es. il tè disseta, i vestiti proteggono, la bicicletta serve a muoversi).
Valore di scambio: ciò che permette di confrontare e scambiare merci diverse tra loro.
Riprendendo l’idea classica che “il valore dipende dal lavoro”, Marx afferma che le merci sono comparabili perché tutte racchiudono una certa quantità di lavoro umano socialmente necessario per produrle.
Il valore di una merce, quindi, non dipende dal tempo impiegato da un singolo operaio, ma dal tempo medio di lavoro richiesto in una data epoca e società.
Marx distingue inoltre il valore (fondato sul lavoro) dal prezzo di mercato, che può variare per fattori come scarsità o abbondanza. Tuttavia, nel lungo periodo, la somma dei prezzi tende ad avvicinarsi al valore reale, determinato dalla quantità di lavoro necessario alla produzione delle merci.
I punti deboli del sistema capitalistico
1. Obiettivo del profitto e meccanizzazione:
Il capitalismo mira a massimizzare il profitto introducendo macchine e strumenti che aumentano la produttività, generando ricchezza e plusvalore. Questo porta alla modernizzazione industriale, ma peggiora le condizioni dei lavoratori.
2. Alienazione del lavoro:
La produzione meccanizzata rende il lavoro ripetitivo e unilaterale, trasformando l’operaio in un semplice ingranaggio e limitando le capacità e le competenze professionali.
3. Caduta tendenziale del saggio di profitto:
L’aumento del capitale costante (macchine, materie prime) riduce il peso del capitale variabile (lavoro umano), diminuendo il plusvalore e quindi il profitto dei capitalisti, creando una contraddizione interna.
4. Disoccupazione e crisi di sovrapproduzione:
L’uso crescente delle macchine provoca disoccupazione, riduce il potere d’acquisto dei consumatori e rischia di lasciare invendute le merci prodotte, generando instabilità economica.
5. Divaricazione sociale:
Le crisi accentuano la disuguaglianza tra capitalisti e proletari, portando all’espropriazione di molti piccoli capitalisti da parte di pochi grandi, e all’impoverimento progressivo della massa dei lavoratori.
La critica dello stato borghese
Marx critica lo Stato borghese perché non può essere riformato senza modificare le condizioni economiche che ne sono alla base, come la proprietà privata e la divisione del lavoro, che generano sfruttamento e alienazione. Egli sostiene che lo Stato non è un soggetto autonomo, ma una sovrastruttura derivante dai rapporti economici, al servizio della classe dominante, cioè la borghesia dell’Ottocento. La libertà proclamata dalla società borghese è illusoria, perché fondata sull’individualismo e sulla proprietà privata, mentre i lavoratori restano privi di reale potere economico e politico. La vera democrazia, secondo Marx, richiede la giustizia sociale e il superamento dello Stato come strumento di dominio di classe.
Società comunista
Marx ritiene che la transizione dal capitalismo al comunismo richieda una rivoluzione sociale guidata dal proletariato. Durante un periodo di transizione, definito dittatura del proletariato, la classe operaia, salita al potere, deve distruggere le strutture dello Stato borghese e sopprimere privilegi e residui capitalistici.
L’obiettivo finale è una società senza classi, basata sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione e sull’abolizione della proprietà privata. In essa spariscono le disuguaglianze, gli individui non sono più alienati o ridotti a meri venditori di lavoro, e lo Stato stesso diventa superfluo.
Marx non delinea un modello dettagliato di comunismo, ma lo descrive per negazione: come alternativa radicale al capitalismo e ai suoi principi di sfruttamento e alienazione.
Commenti
Posta un commento